Sensazione di consonanza

Spesso ripenso alla geniale intuizione musicale di John Williams quando gli chiesero di comporre la colonna sonora del film di fantascienza Close encounters of the third kind, e mi riferisco in particolare al famoso motivetto che nel movie funge da anello di contatto tra la nostra civiltà e quella aliena.

Eccolo qui.

Un motivetto melodico che dovesse rappresentare simbolicamente qualcosa di cosmico, con una forte presunzione di codificabilità universale, insomma semplice, puro, chiaro e orecchiabile.

Secondo me Williams ha compiuto un’azione esemplare, anche se concettualmente semplice:

 

incontriravv.jpg

 

 

Tutte le note, a parte la prima che a mio giudizio ha un suo motivo d’essere di tipo diverso, corrispondono ai primi componenti armonici di una frequenza F, in questo caso la nota Do.

armonici.jpg

 

Williams potrebbe aver volutamente tralasciato F1 in quanto doppione di F2, e quindi inutile ai fini dell’obiettivo.

La prima nota Re non è altro che un trampolino di lancio di tipo tensivo, e secondo me non è un caso che sia proprio quella che si posiziona tra la seconda Mi e la terza Do; considerando anche il fatto che armonicamente sottintende una cadenza perfetta V – I, potendo risolvere sia alla mediante Mi sia alla tonica Do:

cadperf1.jpg cadperf2.jpg

Credo che la sensazione di consonanza che codifichiamo come tale sia dovuta anche a questo fattore di appartenenza armonica: potrebbero essere proprio gli intervalli di 3° (o 10°) e 5°, (F5 e F3 nella sequenza degli armonici) che nell’armonia classica formano con la tonica quella che viene definita

triade maggiore

a donarci questa sensazione di benessere acustico, al di là di questioni e problematiche timbriche.

E dubito possa trattarsi di un fatto puramente educativo-culturale.

Sfiderei chiunque a dire che questo evento sonoro non sia gradevole, rilassante, piacevole e consonante, in qualsiasi angolo del pianeta. E’ un suono sintetico formato da Do-Sol-Mi (F2-F3-F5), e se avessi aggiunto il Do all’ottava superiore, F4, non avrei che rafforzato la sensazione di consonanza.

Questo è lo stesso accordo eseguito da voce umana vera (ho abbassato il pitch originale) che ho utilizzato anche per la stesura di Vox Auris ½ , a voi capire se eseguito da tre voci diverse, basso, tenore e controtenore, o se ho preso un unico suono emesso da un basso e l’ho filtrato leggermente per farvi risaltare gli armonici F2, F3 e F5.

Sostanzialmente ritengo che tale sensazione sia riconducibile al fatto che ogni suono (armonico) contenga esso stesso degli intervalli tra componenti armoniche che noi percepiamo come consonanti e piacevoli una volta isolati dal contesto.

Provocazione, due esempi, ma ve ne sono a centinaia: ascoltiamo solamente i primi secondi della splendida Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt (F3, F4 e F5), o i primi secondi di Chume, chum… dai Carmina Burana di Orff (gli accordi contengono tutte le note del motivetto di Williams!); credo che lo stato di serenità sia dovuto solo in parte all’andamento tranquillo e lento dei brani.

 

 

 

6 thoughts on “Sensazione di consonanza”

  1. Splendido questo post. Anche per me il RE iniziale è utilizzato come lieve tensione verso F5. Anche senza tempo suddiviso in battute hai notato che pare un’arsi?

    Le tue riflessioni inoltre spiegano anche la presunta serenità dei temi mozartiani. Prendi la solita (splendida) Eine kleine Nachtmusik K525 (I° movimento):
    SOL- RE – SOL – RE – SOL – RE – SOL – SI -RE
    (score: http://imslp.org/images/5/57/Mozart_EineKleineNachtmusik_Score.pdf)
    Il più semplice e sereno capolavoro mai scritto sulle frequenze.

    Grazie Marco

    yours

    MAURO

  2. Ma si, di esempi ve ne sono una miriade. Mi ricordo che l’insegnante di musica delle medie ci spiegò che l’accordo maggiore DO-MI-SOL è potente, sereno e solido mentre quello minore LA-DO-MI è triste, cupo e debole. E continuavo a chiedermi il perchè. Tuttora.
    Nel senso che non so fino a che punto le mie riflessioni possano offrire una spiegazione obiettiva.

  3. Allora prima o poi esploreremo anche la potenza di una tonalità: la sacralità di un Mib maggiore o la tristezza funebre di un Re minore.

    Le tue riflessioni riportano il tutto verso lidi teorici e tecnici e naturalmente non è possibile spiegare completamente l’emozione, sia che lo si faccia in poesia (attraverso un percorso artistico), sia che lo si faccia in prosa saggistica (attraverso un percorso filosofico).
    L’idea è continuare a domandarsi.
    Per questo ti ammiro e ti ringrazio di nuovo per questo post.

    yours

    MAURO

  4. Oops! Mi sono accorto ora dell’errore: il primo componente armonico si indica convenzionalmente con Fo, ovvero frequenza fondamentale, e non con F1 (e via dicendo). Spero comunque che si sia capito ugualmente il concetto.

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