Mario Biondi

L’ho conosciuto al Concerto di Natale trasmesso da Rai2 il 24 dicembre 2007. Durante le prove, ad un certo punto, mentre mi trovo dietro le quinte e parlotto con altri artisti, sento una voce calda e suadente intonare Have yourself a merry little Christmas, e sono rimasto colpito dalla profondità del timbro e dallo swing.

Ora posso dire che per chi ama il soul/jazz Biondi rappresenta attualmente ciò che di meglio vi è in circolazione, un pò Barry White, un pò The Voice, caratterizzato da quella leggera afonia che unita alla tessitura da basso profondo lo rende veramente piacevole.

Per gli amanti del genere.

7 thoughts on “Mario Biondi”

  1. certo che biondi ha una bella texture… un bel timbro e lo sa usare molto bene.

    i pochi brani che ho sentito sono anche carini, purtroppo indistinguibili dalla tradizione a cui si rifà, al punto da sembrare una tribute band di barry white…

    spiace un po’sentire una bella voce confinata a un repertorio dimenticabilissimo.

  2. Il fatto è che Biondi possiede delle caratteristiche vocali che possono risaltare prevalentemente mediante il repertorio che si è scelto, come è giusto che sia. Sarebbe improponibile se si cimentasse in cover del repertorio melodico italiano, ad esempio.
    Sul repertorio dimenticabilissimo bisogna vedere, il soul/jazz non è nato ieri e non credo morirà domani e tieni conto che Biondi all’estero e soprattutto negli Stati Uniti è molto quotato, e da diverso tempo. Io, che sono italiano e un buon cultore e amante del suo repertorio, non sapevo neppure chi fosse.
    Se ascolti Peter Cincotti, giovane cantante e pianista jazz americano, riscontrerai un repertorio analogo, anche se più vario, con voce tenorile ma adatto a quel tipo di repertorio.
    Voglio dire che più un timbro e uno swing sono personali e particolari, più si restringe l’ambito del repertorio o genere musicale d’esecuzione.
    Più una voce risulta anonima, timbro piatto anche se piacevole, e più diventa versatile.
    Con un enorme sforzo, non è facile, cerchiamo di pensiare solo alla voce e al modo di cantare di gente tipo Zarrillo, George Michael o Robbie Williams (non pensare alla loro musica).
    Indubbiamente voci morbide, duttili, ma asettiche, anonime, che potrebbero cimentarsi in qualsiasi repertorio.

  3. Forse più che un limite del Biondi che fa il suo lavoro in modo eccellente, è quello che farei io con la voce del Biondi.

    Sono sempre affascinato dalle vocalità agli estremi (basse o acute). E mi piacerebbe sentire una voce alla Biondi applicata a un repertorio cantautorale, in cui la timbrica soul si sposi ad altri generi.

    Apprezzo il soul, pur non essendo uno sfegatato, però trovo che come tutti i generi abbastanza codificati siano delle espressioni un po’ limitate, a me piace la commistione, pescare qua e là.

    Probabilmente per quei molti artisti, soprattutto in america, il soul non è solo uno stile, ma è un mondo completo di espressione. O anche il country. O altri generi.

    Per me, povero orecchio senza un substrato culturale definito e delimitato, il mondo dell’ascolto è fatto di tanti morsi di tante cose senza possedere nessun “genere”.

    E alla fine è il pop, credo. Ma anche che so, diametralmente opposto, il progressive mi sa da espressione da parte di orecchi senza fissa dimora, non immersi nè nella cultura rock, né completamente nella tradizione musicale europea… anche se il progressive ha fatto parte della risposta colta a una domanda a cui il pop ha risposto in modo più facile e popolare.

    Leggevo in un tuo intervento ieri sera (non uscendo mi sono dedicato a leggere un po’ di cose qui, tra l’altro avvertendo tutti i difetti vocali di cui parlavi mi pare in un articolo sui formanti)… che è la voce che decide il genere e non il genere che fa la voce.

    Però a me piace anche l’esplorazione di generi più bastardi. Forse un Biondi è ricordabile a chi ha una sensibilità soul, mentre per chi come me ha una sensibilità più da ballad, da canzone, cercherebbe istintivamente in una voce che gli piace molto, invidia molto, di trovarvi una scrittura e una tematica più vicina alla propria sensibilità.

    Sicuramente un Biondi cantautorale perderebbe la sua identità e il suo seguito. Magari piacerebbe solo a me. Ora cerco se ha cantato qualcosa in italiano.

    Buon weekend

  4. E’ l’unica voce che si distingue durante i rari passaggi del sopracitato in radio. Secondo me almeno ha qualcosa da dire e da dare.
    Ode anche all’amico Piva, fonico del cantante; live fa i miracoli! ^__^

    yours

    MAURO

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