Che sia un alibi

Non vorrei parlare (male) del festival della canzone italiana, mi sembrerebbe di dargli eccessiva importanza.

Però mi suggerisce uno sputo spunto mica male; credo che ormai la vera nuova musica, ma quella con l’anima, la si possa trovare quasi esclusivamente in rete.

Nell varie netlabel che pascolano per il web ho scoperto una miriade di talenti, di musica godibilissima, geniale, piena di qualcosa. Non che io mi ritenga un talent scout, non mi interessa, ma credo di possedere una buona sensibilità e conoscenza – detesto il critico e l’opinionista, la loro esistenza non ha senso.

Tempo fa si discuteva con amici:

cosa ci vuole a comporre una canzoncina per il festival? Qualsiasi bravo musicista sarebbe in grado…

Non credo.

Perchè?

Se è così semplice perche non lo fai tu?

…..

Allora?

Forse … forse perchè poi non conosco nessun produttore … forse perchè non so cosa il mercato richiede … (e se in realtà fosse semplicemente perchè non sono in grado di comporre musica vuota? Ma vuota per chi?) … e se invece fossero tutti alibi?

Ma no, la mia risposta è questa, ho deciso di non versare una sola goccia della mia energia per comporre stupende e splendide minchiate, qualcosa in cui non credo, che non brilla dentro.

Te la devo scrivere altrimenti pensi che siano tutti alibi?

Va bene, ma allora mi paghi, e pure tanto.

3 thoughts on “Che sia un alibi”

  1. Stavo scrivendo un commento fiume sull’argomento, ma l’ho cancellato per non annoiare!

    Credo però tu abbia centrato la questione. Una musica funziona se chi la scrive ci crede. Ognuno si sceglie il linguaggio musicale che più gli si confà, che sente dentro. Anche il più bravo musicista se scrive qualcosa che non condivide, magari per fare una canzone per il grande pubblico, non sarà credibile. Sarà magari perfetto dal punto di vista stilistico. Ma non credibile, perché è lui per primo a non crederci.

  2. Ieri in radio sentivo l’intervista a Amedeo Minghi che lui compone sempre pensando non a oggi, ma a dopodomani, bullandosi tronfio del proprio genio.
    I vincitori di San Remo hanno presentato una “splendida minchiata” della Nannini. I pezzi di san remo, lo dicono i discografici, hanno successo in misura di certe formule “matematiche”: bellezza, coppia, bel canto eccetera.

    Rimanendo però su San Remo ci sono stati anche alcuni bei pezzi, tippo quello di L’aura, il solito Cammariere, un po’ anche Gazzè… comunque gente non strettamente sanremese. In fondo San Remo è una trasmissione Tv, c’entra poco con la musica.

    Io farei essenzialmente una distinzione fra “credere” nel proprio linguaggio musicale, e il “credersi dei fenomeni”. Al di là dei gusti musicali di ciascuno, uno che compone con umiltà e un po’ di talento può fare una canzone, per quanto piccola, ma che può funzionare.

    Chi mette nel proprio linguaggio musicale la prosopopea di quello che è arrivato magari fa qualcosa che è una minchiata, come dici tu.

    Io ho gusti molto nazional popolari, però, devo ammetterlo. E mi piacciono le piccole canzoni, le belle melodie, le robe un po’ strappalacrime. Ad esempio apprezzo sempre di più Tiziano Ferro. Adoro Max Pezzali, per dire. Due elementi disprezzatissimi dall’intellighenzia musicale.

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