Siamo penosi

Devo ammettere che ultimamente ho seguito le vicende di X-Factor, in quanto incuriosito dalla categoria gruppi vocali , e per uno come me che è cresciuto ascoltando anche gruppi vocali tipo Lambert, Hendricks & Ross e tutto il loro seguito…

E’ vero, i Cluster sono bravi, tecnicamente molto preparati, e armonicamente pure, accordi ti 9°, 11° e 13° senza problemi. La questione è che gruppi così (bravi) ne esistono a decine in tutta Italia, e noi non siamo certo primi in Europa come rappresentanti di questo filone. Se ci confrontiamo con gli USA poi, basterebbero solo gli Housejacks o i Take Six …

Diciamo che qui da noi il cappella group o il a cappella genre non è molto considerato dalla stampa e dalla critica generica, è come parlare di overtone singing, un mondo sconosciuto ai più.

Mi sembra che Morgan abbia capito molto chiaramente quale sia la situazione della musica extra-colta in Italia, e cioè abbastanza pietosa.

In fin dei conti a quanti cantanti o band interessa partecipare a programmi tipo X-Factor?

Secondo me – e secondo Morgan, e secondo molti altri – non a molti; molti musicisti hanno altro a cui pensare. Indubbiamente X-Factor offre un’opportunità, non l’opportunità, è un’iniziativa interessante, anche se secondo me l’idea malsana di far decidere al pubblico da casa ha sfalsato il vero valore di qualche bravo artista, vedi l’uscita di Silvia e degli stessi Cluster.

    Non cadiamo nell’errore della signora Ventura quando afferma che la sua opinione è rispettabile quanto quella di Morgan e della signora Maionchi. Non scherziamo. L’opinione personale e i gusti personali qui non possono sconfinare con l’obiettività; qui l’obiettività è determinata dall’esperienza, dalla competenza, dalla cultura storico-musicale. E da dati oggettivi. Quanti enti e teatri lirici sono gestiti qui in Italia da veri musicisti? E purtroppo si vede! Quanti produttori sono veri musicisti? Chi conferisce loro il diritto di decidere l’andamento del mercato discografico? In base a quale criterio?

    La mia opinione ha un solo diritto nei confronti di quella di qualcuno più esperto di me: il diritto di essere ascoltata, non accettata o giustificata o posta sullo stesso piano.

    Per vero musicista non intendo certamente il semplice diplomato (laureato?) in conservatorio. Non so se Morgan abbia o meno intrapreso studi musicali accademici, ma costui è in ogni caso un musicista vero (e qui si capisce che l’oggetto della mia critica in un post precedente non è lui), possiede quella dose di sensibilità e cultura storico musicale che gli permette di poter discriminare, osservare con distacco super partes, e quindi di poter fornire giudizi obiettivi.

    Sono usciti i Claster e lui si è arrabbiato. Giusto. Ma conoscendo il regolamento del programma avrebbe dovuto immaginare che lasciando ampio potere decisionale al pubblico italiano ciò sarebbe potuto succedere. Come è successo a Silvia, la voce più elegante degli ultimi decenni. E non è opinione mia, è un dato di fatto oggettivo e inconfutabile.

    Già, ma Morgan, paladino difensore della cultura musicale di qualità, si è arrabbiato quando è uscita Silvia?

    31 thoughts on “Siamo penosi”

    1. Allora segui Xfactor! In un paio di post fa avevo tentato di linkarti l’esibizione dei Cluster dove alla fine uno di loro fa l’imitazione del sax con la voce… pensavo non lo vedessi, vista la dichiarazione di intenti… Se Silvia ha delle qualità, vedranno di trovarle degli autori e delle canzoni (in fondo è la canzone che conta).
      Essendosi risparmiata la sovraesposizione mediatica magari è solo un bene, se ha talento (come dici te e dicono altri addetti ai lavori, io di voci femminili capisco pochissimo).
      La televisione tende a masticare, inghiottire, digerire, cagare tutto ciò che non è televisivo.

    2. Ora ho capito.
      Seguo questo programma perchè mi interesso di vocalità – il festival della canzone italiana è zero assoluto – e di gruppi vocali da anni.
      Il sax con la voce non deve stupire, qualsiasi cappella group di livello prevede uno o due elementi che lo sappia fare.

    3. Io sono un’ignorante in materia, mi piace tantissimo la musica e il canto ma sono semplicemente una spettatrice. Perciò per esempio, ho fatto difficoltà ad apprezzare i Cluster: mi sono piaciuti in Enjoy the silence, ma nella versione di Mi sono innamorato di te, assolutamente no.

      Silvia invece mi piaceva tantissimo, anch’io sono sicura che sarebbe dovuta arrivare fino in fondo.
      A me X Factor piace per la polemica sulla musica, che è un po’ più interessante delle sterili solite discussioni che nascono in questi reality o talent o chiamiamoli come vogliamo.🙂

      A presto!

    4. Ciao Maviserra,

      sentirsi neofiti in un determinato campo non può ovviamente negare il diritto di crearsi delle opinioni.
      Che i Cluster possano non essere piaciuti ci sta, è soggettivo, ma è oggettivo che siano vocalmente, armonicamente e tecnicamente veri musicisti.
      Anche a me divertono le polemiche tra Morgan e il mondo esterno, spero che grazie a lui facciano riflettere sulla desolante situazione musicale italiana e sulla tragica piega che sta prendendo, grazie anche – secondo me – al pensiero e all’influenza di persone come la signora Ventura.

      Che ne pensi?

    5. Penso che la Ventura non ha fatto altro che ribadire quel che gli autori stessi del programma volevano rimarcare utilizzando quel target e quei protagonisti e cioè: l’opinione sulla qualità di un’esecuzione (perchè di quello si parla) di una donna della televisione è UGUALE (ridico UGUALE) a quella di un musicista e di una produttrice musicale.
      A mio avviso un’enorme colossale emerita cappellata, degno riflesso negativo d’una visione artistica di stampo neoromantico, per giunta di bassa lega.

      Il programma non lo vedo, ma ieri ho visto, facendo zapping di pomeriggio, la Maiocchi che cercava di spiegare ad una cantante come fare con il pubblico (devi abbracciarlo, devi coinvolgere, lasciati andare…).
      Scusatemi: ma come si fa a dire a una cose del genere?! Se il pubblico non apprezza è perchè lei utilizza dei movimenti/gesti/modi ancora non accettati o poco consoni alla moda del movimento pop moderno. E allora se vogliamo fare gli ammmericani FACCIAMOLO FINO IN FONDO: si studiano le coreografie, gli sguardi, le intese con la telecamera, i gesti, le inclinazioni vocali sottolineate, si coglie il personaggio e lo si esprime al meglio! MA NELLA PRATICA! Dicendo così la Maiocchi ha semplicemente detto: “servirebbe per te che tu fossi un personaggio, ma dato che nessuno sa se vinci, e a anche se fosse, quanto guadagneremmo, chi ha voglia di investire su di te per creare il personaggio che non sei e mai diverrai se non con soldi e tempo, tempo e soldi?!?!”.

      Scusate, ma l’America tanto amata fa così… poche ciance e quattro ore di danza secca su coreografia studiata sul personaggio!
      Siamo proprio un mercato musicale di secondo livello…

      yours

      MAURO

    6. Ciao Mauro,
      mi spiace ma più che una emerita cappellata come giustamente ribadisci mi sembra una stronzata anti-culturale di un’ottusità senza limiti, scusate ma credo renda meglio l’idea.
      Per non parlare dei commenti fuori luogo di Facchinetti …

    7. Non volevo permettermi certe scurrili parole su di uno spazio non mio.
      Ma a questo non punto come non ringraziarti e non quotarti in toto?!

      Yours

      MAURO

    8. Grazie a te.
      Personalmente sto notando come un certo tipo di musica stia per essere progressivamente inglobata sempre più in un macro insieme chiamato “spettacolo”. Altro che cultura di bassa lega, qui c’è da vergognarsi. Ti dico solo che dalle statistiche odierne di WordPress il post italiano più quotato parla di alcune pagliacciate del programma Uomini e Donne della De Filippi…

    9. per favore.
      morgan (ma chi cazzo è adesso ‘sto morgan!) è un musicista???

      non facciamoci annebbiare. stiamo parlando di robetta, ma proprio robetta, commerciale. roba ultrascopiazzata da decenni.

      a parte il fatto che un musicista vero non andrebbe mai a fare il pagliaccio in tv.

      stiamo parladno pur sempre di musica commerciale. sottolineamolo per favore.

      questi sono pagliacci. la musica è altra cosa.

      poi se si considerano “musicisti” i musicanti, allora è un discorso diverso.

      ma è la stessa cultura che ha fatto di moretti e benigni due “registi”.

      spazzatura commerciale.

      non ci dimentichiamo che musica e cinema possono essere anche arte.

    10. primo, moderiamo i termini, maleducatino.

      secondo, siamo d’accordo sulla sottocultura e che la musica è altra cosa, ma non è il caso che tu lo venga a insegnare a me, qui.

      terzo, io mi riferisco a Morgan musicista, non alla sua musica. Secondo te una persona che vive la musica ascoltando ma soprattutto comprendendo l’importanza storico-evolutiva della scuola fiamminga, di musicisti tipo Schutz, Monteverdi, Stockhausen, Varèse, Ligeti, Arvo Part, il melodramma, il musical – devo continuare? – ha una visione ristretta di stampo commerciale?

    11. ho letto che hanno vinto gli Aram quartet e però non è il gruppo da te citato qui. Non so come siano ‘sti Aram, ma incuriosito ho cercato i Cluster e… nulla da dire, da cantare cantano, solo che non sono un genere accettato in Italia, non ha proprio mercato.
      Questi Aram invece, visti e non ascoltati (quindi chiedo venia per eventuali nefandezze del sottoscritto), mi paiono più la brutta copia di una boy band ammeriggana che una bella copia dei Neri per caso (o bruttissima degli swingle singers).

      E comunque mi sembra di aver capito che “ha vinto” morgan, no? Che ci sia speranza? mah…

      yours

      MAURO

    12. Gli Aram non sono un gruppo a cappella, cantano su basi, e quindi con uno stile corale, non si possono paragonare ai Neri per caso o altro. Possiedono delle buone doti individuali e d’assieme, vedremo che faranno (non che ci interessi più di tanto…)

    13. Ah ecco, stile assolutamente nel mercato dunque. Niente di nuovo sotto il sole e non che il contrario ci interesserebbe più di tanto, si.😉

      yours

      MAURO

    14. Comunque, e a me fa riflettere, il primo post di questo blog che raggiunge la quota più alta di commenti è questo, dove si parla di musica vocale commerciale.

    15. Perché sul web funziona parlare di televisione… internet è per il verso comunicativo ancillare alla tv (e mi sembra logico). Gli Aram, hanno singolarmente belle voci, un paio di loro anche il fisico. La canzone originale proposta scritta da morgan l’ho sentita su youtube e mi è sembrato un omaggio un po’ troppo pedissequo e poco interessante agli who. Ma è vero che le esecuzioni degli aram peccano di diverse stonature (ho letto anche una pungente critica disgustata su malvestite.net)?
      Per quanto riguarda le polemiche sterili sulla musica come arte, sul pop che non è musica eccetera, credo che nessuno si possa ergere a giudice di cosa è musica e di cosa non lo è. In tutte le culture musicali non nostre, i paesaggi sonori sono completamente diversi da quelli a cui siamo abituati. E’ musica sia l’espressione concettuale di chi compone coi numeri e formule matematiche, insegue la dissonanza o quel che è, come è musica il cantastorie che suona due accordi e racconta le storie del paese.
      Ma la musica è anche, giocoforza, un prodotto dell’ingegno umano, che per sua stessa natura piace alle persone, come il cibo, il vino… l’essere umano è naturalmente melodico, e questa sua inclinazione fa modo che una certa quantità di musica vada prodotta finita e confezionata, un po’ come il tavernello.
      Forse è una musica meno ricca, meno profonda, meno spiritualmente pura, ma è musica. Musica è semplicemente tutto ciò che sentiamo, e a volte vediamo, che ascoltiamo senza più considerarlo rumore.
      Tutte le distinzioni che si fanno sopra, sono ad uso e consumo dello studio, della discussione, del litigio… della ricerca di un compositore o del viaggio nella conoscenza di un ascoltatore. Le distinzioni servono all’accademico, ma tante volte sono solo il pretesto dei fans per dire “io sono meglio di te”.
      Una composizione orchestrale e un canto di un pastore nomade hanno valori diversi tecnicamente. Ma possiedono la stessa dignità, lo stesso scopo. Complessità diversa (e non è spesso vero, visto che la sfumature e le finezze della musica popolare possono essere di più di quelle della classica, sapendole sentire). Ma uguale significato per l’animo umano. Risposte diverse alla medesima esigenza di “sentire” un suono “melodioso”.
      Dove si pone la musica televisiva in questo…? Forse sul crinale, di gusto, moda, tecnica, spettacolo, emotività… Perché dovrebbe essere sbagliato ciò? Perché così tanti cadono nella trappola di ergersi maestri di gusto e di sentirsi migliori perché disprezzano ciò che piace alla gente? In fondo, quello che conta, è se una canzone funzioni o meno. E ciò vale in tutti gli ambiti, sia popolari che elevati.

      Questi sono i miei modestissimi due centesimi di euro di opinione, da ignorante e confuso.

    16. Non era Frank Zappa che disse: “un vero musicista saprebbe ascoltare una musica straordinaria all’interno di una fabbrica in funzione”? o quasi insomma… questo il sentire di musicista, ma di un ascoltatore? Beh, a mio avviso ogni musica ha una sua motivazione interna e l’ascoltatore deve essere almeno in grado di cogliere questa motivazione, per comprendere le PROPRIE motivazioni d’ascolto d’una musica.
      Di solito, quasi sempre, le motivazioni interne alla musica pop/televisiva contemporanea sono di mero passatempo e credo che chiunque se ne renda conto, in modo conscio o inconscio. Naturalmente i produttori cercano in modo più o meno subdolo, più o meno riuscito, di nascondere questa banale motivazione, che però spessissimo si mostra alle orecchie dei più. Perchè oramai chiunque (anche il fan) è in grado di stabilire che Vasco non scrive un testo definibile tale da decenni e che i Negramaro sono una delle band più “leccate” in circolazione oggi giorno nel panorama italiano (ne ho la prova visto che mia moglie li ascolta e ogni volta che li ascolta mi dice: “non cominciare a farmi ricordare che queste belle melodie hanno anche dei testi perchè altrimenti mi viene da toglierli subito, ho voglia di questo rockettino mentre stiro!”, “certo certo cara…”😉.
      Pertanto non è questione di innalzarsi a maestri e vati indicando con l’indice la via per la “vera musica” (non comprendendo quindi quel che Zappa diceva e cioè che un orecchio artistico sente musica ovunque!), bensì si far accorgere gli ascoltatori di una data musica che tale musica è un prodotto di un certo ragionamento che poco ha a che vedere con l’idea di un’arte comunicatrice d’affetti e/o di carità d’un narciso che è l’artista.
      Bensì essa nasce, cresce e muore in un contesto giullaresco, di divertimento, di goliardia, di passatempo che probabilmente avrà poco futuro se non tanto quanto le battute migliori del miglior buffone di corte dei Gonzaga.
      Una volta compreso questo, e cioè che la musica è tanto grande da poter ESSERE TUTTO QUESTO e anche ben altro, sta a noi decidere se davvero apprezziamo la musica per TUTTO quello che può dare oppure se apprezziamo solo un certo aspetto della musica, cercando naturalmente di non sminuire altri aspetti da noi non compresi o da noi esecrati.

      Certo fa effetto sentir dire: “mi piace la musica” da uno che ascolta solo le radio commerciali, ma a mio avviso dovrebbe dar altrettanto fastidio leggere commenti come quelli di Roby. Il fatto che personalmente trovo la prima affermazione più difficile da perseguire della seconda mi fa capire quando anche io cada spesso nell’errore, nel tranello tutto umano dell’inutile sfida di contenere l’incontenibile e cioè contenere e giudicare un’arte rarefatta e divina come quella musicale.
      Servirebbe forse un pò più di umiltà e soprattutto volontà di aprirsi, di comunicare all’altro le motivazioni che ci spingono ad amare UN lato della musica rispetto all’altro, senza fare i maestri, ma divendendo ARTISTI DI NOI STESSI, cioè sentendo l’urgenza in noi di parlare di noi e del nostro modo d’intendere l’arte e con essa la vita.

      Forse mi sto perdendo. Senza forse, chiedo venia.

      Il post ha molti commenti perché mette in campo, in un modo o nell’altro, una riflessione PERSONALE sull’arte musicale, rispetto ad esempio ad altri post più tecnici dove semplicemente bisogna leggere, riflettere, rileggere e ri-riflettere. E discorrere di proprie idee di arte con un maestro come te Marco è sempre un piacere, fidati.😉

      yours

      MAURO

    17. Ora cominciamo a ragionare seriamente, grazie Coniglione, grazie Mauro.

      Si dovrebbe riflettere sulla dignità musicale.

      Si è persa la magia del rito.

    18. Ci ho fatto un post sul blog perchè le ultime riflessioni di tutti meritano un “ricordo” per futuri pensieri.
      Piuttosto Marco… cosa intendi esattamente per “Magia del rito”. Ho qualche idea in proposito, ma credo che invece la tua affermazione sia molto più profonda di quanto io riesca a comprendere senza informazioni aggiuntive. Mi dispiace per questa domanda che palesa parecchia ignoranza e distrugge l’alone di alta aulicità degli ultimi interventi, soprattutto quello preciso e pacato di Coniglione.

      Grazie Marco.

      yours

      MAURO

    19. La ritualità della fruizione musicale è un tema a me caro, e forse, ora non ricordo, devo averne parlato sul mio sito. Se ho inteso correttamente la parola “rito”, credo di poter essere d’accordo con Marco sul fatto che è una cosa che si è persa.

      Il rito è quel momento per certi versi catartico, è una attività delle creature sociali in cui si raggiunge uno stato diverso. Sul rito si basano le religioni, le tradizioni.. eccetera.

      Io per quanto sia allergico alla ritualità quotidiana, mi rendo conto riflettendo su questo fatto che manca in molte persone il “momento” della musica.

      La musica esiste se c’è il silenzio.
      Fra tutti i miei aggeggi elettronici manca, e non ne sento la mancanza, l’ipod. Che è un lettore straordinario, certo, ma non mi serve. Ho un lettorino da 30 euro, dalla discreta qualità audio, che uso poco e solo per scopi di studio (per me studiare vuol dire riflettere su di un cantautore… mi occupo pochissimo di musica colta, non perché non mi piaccia ma semplicemente perché non possiedo gli strumenti per riprodurla se non in modo naif).

      Ma in genere non ascolto musica. Non ne sento il bisogno. La musica di sottofondo mi dà fastidio. Perché, forse, per me, e credo anche per voi che vi occupate di musica molto di più e molto meglio di me, la musica è un’occupazione che richiede attenzione.
      Sento magari di più la mancanza di un impianto hi-fi vero, sul quale mettere quella manciata di dischi. Da ascoltare e basta. Senza fare altro.

      Oggi giorno, non dico sia sbagliato, è così e basta, la musica entra dalle cuffiette direttamente nella testa. Ed è (ripeto, non è un male) il sottofondo delle attività delle persone con gli ipod.
      La chiamavano la “musica da ascensore”, o da centro commerciale. E’ quella musica che si sovrappone al rumore, per confonderlo, per incasinare il tutto.

      Diventa una sorta di nenia. E’ un non-ascolto, un tappeto sonoro. In queste condizioni, i produttori musicali lo sanno, non bisogna produrre musica troppo diversa, troppo originale, troppo strana.
      Ed è per questo che i dischi spesso hanno quegli arrangiamenti e quell’equalizzazione piatta, adatta alle cuffiette (che non hanno certo la dinamica di un buon impianto audio)… una equalizzazione spinta che “copre” i rumori.

      Non c’è più il momento della musica (Spesso, non sempre), perché la musica è presente 24 ore su 24. L’ascolto non è più un rito perché c’è sempre qualche oggetto che trasmette un sottofondo. Ed è per questo che ascoltando la radio non si nota soluzione di continuità. I successi commerciali sono omogenei, l’ascolto non è difficile nè impegnativo.

      La vera forza della musica secondo me rimane il silenzio. E dietro l’ascolto deve esserci una volontà. Non c’è peggior atrocità e crudeltà, almeno in ambito musicale, che doversi sorbire dei suoni non richiesti. Se ci fate caso la musica sentita senza predisposizione d’animo, dà fastidio, è molesta. In realtà credo che mettere radio accese ovunque, cuffiette nelle teste delle persone oltre che impedire l’ascolto dei suoni veri dei posti, sia una violenza nei riguardi della musica stessa, oltre che degli ascoltatori che perdono quasi il concetto di “ascolto”, che finiscono per confondere il “sentire” una canzone con l'”ascoltarla”.

      Ma ora basta straparlare, anch’io vorrei lumi sul concetto di “magia del rito”, e se ha attinenza al concetto che ho rilevato.🙂

    20. Si, era più o meno quello che pensavo (anche se non con questa profondità di riflessione, mi ero fermato al dire: “il rito di sedersi ad ascoltare la musica e non fare nient’altro?”) e si, ne hai parlato, almeno indirettamente, quando hai parlato di hi-fi. ^__^

      Grazie conny

      YOURS

      MAURO

    21. Che dire (a parte di non essermi mai considerato un maestro, ma uno che sa delle cose e le dice ad altri, sperando che altri facciano lo stesso con lui)…

      I nostri avi dopo lunghe giornate di lavoro probabilmente alla sera si riunivano con tutti i familiari e i vicini di casa attorno a un camino, a raccontarsi storie di vita quotidiana e a intonare nenie, filastrocche e altro.
      Era un momento di condivisione, tutti disposti a mò di cerchio. Perchè in circolo “senti” tutti e tutti “sentono” te. Nulla di esoterico, forse, ma poteva essere un momento in cui ci si sentiva più uniti facendo musica, le prime jam sessions. Enorme scambio di energia. E ogni sera, mancando la TV e altre fonti di distrazione, si faceva questo. Non solo ci si scambiava sensazioni ed emozioni, ma la nenia, in quanto ripetitiva e ostinata, poteva contribuire al crearsi del rituale (mistico?) ipnotico.

      Cantare in cerchio rappresenta quel rituale la cui magica energia che si crea rimane al suo interno, quasi a volerla custodire gelosamente (basta pensare a Stimmung di Stockhausen). Nel corso dei secoli il cerchio si è aperto sempre più, per vari motivi stilistico-musicali che ora non è il caso di discutere, fino all’apertura quasi totale. Perchè? Per non custodire più, ma anzi per esternare, per coinvolgere più persone anche non partecipanti attivamente in quanto solo ascoltatori. Non che sia stato un male, ma si è persa la magia del rito , estendibile in senso lato al piacere di pranzare o cenare insieme. Nei tempi che furono anche la cena poteva essere un momento rituale di condivisione. Credo si sia perso anche questo, non c’è più tempo, la voglia o l’esigenza.

      E dalla parte dell’ascoltatore?
      Personalmente non vorrei mai essere l’unico spettatore a un concerto in uno stadio vuoto. O a un cinema. Anche qui la magia credo sia la condivisione.

      Mi spiace interrompere ma sono stanco.

    22. Come vedi, caro Marco, questo aspetto del rito musicale non mi è nemmeno venuto in mente. Mi sono fermato al rito post-moderno dell’ascolto del disco.

      Mentre il concetto che ci racconti te mi è completamente sfuggito… non perché sia astruso. Ma perché è una cosa che non ci appartiene.

      Una cosa che magari conosco attraverso il racconto boh, del mio babbo… oppure attraverso alcune canzoni della tradizione veronese come sono riportate dalla Grazia De Marchi in un suo disco.

      Ma che non mi appartiene. Rileggendo il mio commento “il rito” di cui parlo io è un’attività solitaria. Il canto intorno al fuoco credo si sia perso con il boom economico, con il giradischi eccetera.

      Anche perché immagino, è un’attività che richiede un cantastorie, richiede che ci sia quello del paese che sa le canzoni e che guida gli altri. E’ una cosa per quanto estemporanea, assolutamente organizzata. Rituale appunto. Anzi era. Fu.

      Mentre io, parlo per me, suono e canto da solo, rigorosamente, guardo film da solo, ascolto musica da solo. Potrei anche ascoltare un concerto da solo, che la gente mi dà fastidio e mi distrae.

      Sono un esempio lampante di quello che dici te. Non ho, non ho mai provato, non credo che proverò la magia del rito. Non so se sia una cosa triste, di cui dispiacermi, o sia semplicemente così.

      In fondo è una cosa altamente improbabile che possa accadere di nuovo. Ci vuole una storia condivisa, una tradizione, delle canzoni introiettate fin dall’infanzia, canzoni che non assomigliano certo alle canzoni pop che possiamo conoscere e che secondo me non hanno lo stesso effetto mistico dei canti popolari. Anche, immagino sempre, l’effetto proprio fisico sull’ascoltatore e sugli esecutori, quella sorta di trance che magari creano certe melodie e armonie.

      Boh…

      Marco, Mauro, avete mai preso parte a uno di questi riti di questi..?

    23. Non mi sono spiegato bene.
      Anch’io preferisco ascoltare “certa” musica da solo, spesso in cuffia, o guardare un film da solo, dipende dall’obiettivo. In ogni caso ti assicuro che il rituale non era e non fu, ma è ancora vivo e vegeto. Da parecchi anni dirigo gruppi corali pro, semi-pro e amatoriali , e soprattutto con questi ultimi vi è la possibilità di ricreare certe situazioni. Non so se conosci l’overtone singing, se vuoi dai uno sguardo in questo network di cui faccio parte per farti un’idea: http://overtones.ning.com/ oppure http://overtones.ning.com/profile/MarcoTonini

      Esistono gruppi e luoghi, fisici e virtuali, dove le persone si incontrano per condividere o ancora meglio praticare musica, soprattutto vocale, persone che vivono la musica in mondi e modi talmente vari rispetto agli usuali che si può rimanere stupiti, della serie “ma cosa mi sono perso fin’ora?”. Devo puntualizzare retoricamente quanto già ribadito, ma è sempre meglio farlo: nessuno è migliore o peggiore, più saggio o più dotto se appartiene a questi mondi musicali, che non sono nuovi ma semplicemente riscoperti. Se leggi questo blog saprai che in giugno condurrò due seminari a riguardo, nei quali potresti assaggiare la magia del rito nel cerchio vocale, pensaci.

    24. Stimo molto questo blog, ma per me ogni volta che si parla di popular music in Italia, andrebbe premesso che si tratta solo di pop music.

      In Italia, data l’assenza di conoscenze e competenze musicali di base, la gente crede che la pop music sia l’unica musica esistente. In Italia non si conosce l’evoluzione della musica colta e della musica d’avanguardia.

      Oggi la musica pop rappresenta il lato peggiore della cultura contemporanea. E’ qualcosa di profondamente massificato e massificante.

      E’ sempre esistita la musica popolare, ma era legata alla dimensione esistenziale individuale o collettiva.

      Poi il mercato ha intuito che la pop music poteva essere un bacino affaristico enorme e l’ha resa quello che oggi è: il trionfo del mercantilismo e dell’effetto massa.

      La condanna deve essere chiara. Per il bene della musica, se fossi in te, Marco, farei sempre questa premessa.
      Altrimenti continuerà a risponderti gente che crede di capire di musica perchè ascolta morgan o x factor.

      ad futurum

    25. Caro Antonio, hai ragione.
      Il mio problema è che spesso non discrimino o categorizzo ciò che ascolto in settori da classifica.
      Ascoltando di tutto (tranne il liscio, a volte ci riprovo, ma non ci riesco proprio) e apprezzando vari generi e stili, non mi pongo il problema, ascolto musica e basta, ovviamente riconoscendone i diversi livelli vibrazionali. Voglio dire questo: se ascolto L’escalier du Diable di Ligeti sento una scarica che mi sale per tutta la spina dorsale e, se nessuno mi vede, sento la necessità di muovermi come John Belushi quando “vede la luce”; ma lo stesso mi capita se ascolto James Brown nella scena in cui Belushi “vede la luce”, idem per il finale della 3° sinfonia di Saint Saens o per Los Endos dei Genesis, o una Toccata per organo di Vierne, o la Piano Improvisation di Keith Emerson, e potrei continuare. Per me questo non significa mettere tutte queste composizioni sullo stesso piano, espressioni di intenzioni e concetti totalmente diversi, ma possono sconquassarmi dentro con la stessa carica. Probabilmente è questo il motivo per cui, forse sbagliando come mi hai fatto notare tu, non mi pongo il problema.

    26. Te ti spieghi benissimo Marco, sono io che non capisco molto. E poi tendo un po’ troppo a imperversare nei commenti, diciamo rifletto a voce alta su temi che mi affascinano ma magari mi sfuggono, quindi mi scuso se straparlo.
      Quindi secondo te il canto corale riavvicina a questa visione di “magia” della musica? Non ci avevo pensato.
      Conosco un po’ l’overtone singing, ne ho preso contatto da alcuni video e registrazioni di Stratos, quindi l’ho ritrovato qua scoprendo dai tuoi link cose incredibili e molto affascinanti. Ogni tanto ci provo pure io… così a tempo perso a fare qualche armonico.
      Però è vero che sono cose che non appartengono alla nostra cultura… funziona lo stesso? Cioè se una forma espressiva non ci appartiene, apprenderla può darci lo stesso effetto che ha nelle culture di origine? O è un succedaneo?

      A proposito di overtone, è vero come mi raccontava una mia amica musicista che i canti delle mondine sono eseguiti con una tecnica difonale? Hai avuto modo di interessartene?

      Faccio troppe domande?

      Poi vorrei esprimere il mio disaccordo ad Antonio. E’ vero che diversi generi musicali hanno intenzioni diverse. Sicuramente, certe composizioni rivelano uno studio, un impegno, una ricerca, mentre altri si mantengono ad un livello intellettuale più basso. Esiste una musica che si ascolta col cervello. Una musica la cui fruizione è mediata dalla nostra preparazione culturale. Ma secondo me non ha una dignità maggiore dalla musica che si ascolta con la pancia. Una dignità diversa, forse.

      Il discorso di “condanna” verso forme di arte che non si apprezzano, mi si permetta, nasce da una visione ristretta, intellettualoide, un po’ nazista. Sentirsi più bravi perché si è fans di un certo tipo di musica è un po’ ridicolo. E dimostra che in realtà si è meno preparati di quanto si vorrebbe dimostrare. Ma è un discorso che ho già fatto, diventerei ripetitivo.

    27. Caro Marco,
      il problema non è tuo. Tu parli da grande musicista, competente. Io invece ho una visione militante dell’arte. Nel senso che ho individuato dei problemi che sono sociologici, psico-sociologici, economici, politici e mass-mediologici che stanno dietro alle diverse produzioni “artistiche”.
      Per questo motivo non è una questione di condanna verso forme di arte che non si apprezzano (come sostiene coniglione), ma di comprendere che l’industria artistica e culturale ha dei motori che producono effetti globalmente assai negativi.
      Insomma, non combatto il povero ragazzo che ascolta mtv perchè non ha gli strumenti culturali per decifrare ciò che gli viene offerto. Combatto il sistema che c’è dietro, i potenti che hanno fatto della musica popolare (una volta genuina espressione della creatività popolare) un business da milioni di dollari/euro.

      Per questo motivo, caro coniglione, io non sono fan di nessuna musica. Io sono contro i fans club, che sono proprio espressione (e il frutto!) di quella tendenza mercantile e modaiola che voglio abbattere.

      Continuare a dire che tutto ha la stessa dignità significa dare un bacio in bocca ai produttori e ai discografici che inebetiscono i nostri giovani con quelle musichette idiote.
      Bisogna ritrovare lo spirito militante dell’avanguardia.
      E dire chiaramente che tutta l’industria culturale e l’arte ufficiale (con tutte le differenze di qualità possibili che è dato riscontrare al suo interno) è arte che fiancheggia e legittima in ogni istante il sistema di potere attuale, con il quale è fortemente legata. Arte reazionaria e passatista.

      Questa condanna e questa battaglia è assolutamente priva di snobismo e intellettualismo. Basta rifletterci su un attimo per condividerla. Il problema invece è che il sistema ci ha così tanto convinto che quello sia l’unico modus operandi che neppure ci poniamo più simili interrogativi.
      A dimostrazione che di snobismo non si tratta, io ho la massima stima e incoraggio fortemente tutte le forme di arte popolare che non sono state sfruttate a fini mercantili. Forse qualcuno non si è reso conto che la musica popolare di oggi non ha nulla a che fare con le villanelle e le canzonette di un tempo.
      La villanella aveva una sua dignità e una sua funzione sociale positiva, la pop music di oggi non ha dignità perchè abbrutisce, inebetisce e massifica.

      Per questo l’unica via che ci resta è inaugurare oggi una nuova stagione avanguardista. Senza compromessi con il sistema e il potere. Costerà fatica, costerà tempo, ma va fatto.

      un saluto a tutti

    28. Non voglio inquinare il blog di Marco con una inutile querelle. Mi permetto solo di dire una cosa. Antonio: prescindendo dal fatto che sei sicuramente un’ottima persona, ma il concetto che esprimi è decisamente idiota.

    29. caro coniglione, prescindendo dal fatto che sei sicuramente un’ottima persona, esprimo un “concetto” che non ti è possibile neppure lontanamente intendere. Anzi. Un “concetto” che potresti comprendere facilmente, se solo non fossi annebbiato dalla sottocultura veteromediatica che rapppresenti.
      Tra qualche decennio, quando quello che dico sarà nei libri di storia, di sociologia, d’arte e di letteratura (ma nei migliori già c’è), magari ti verrà qualche dubbio.
      Ma sei di quelli che se uno ti dice qualcosa e te lo dice dalla televisione o dai giornali allora la subisci e la fai tua, se te la dice su un blog ti senti in diritto di difenderti.
      Sei perfettamente un uomo del passato e del presente. Nulla di male, siete il 98% dell’umanità. Ma vivete vite di altri. Non sarebbe ora di svegliarsi?
      Comunque, lo ripeto ancora, noi possiamo darvi la sveglia, ma non lottiamo contro di voi. I nemici sono i burattinai, non i burattini.
      E le tue risposte, coniglione, così tese nei miei confronti, sono la reazione che devi avere in questa occasione. Dimostri di essere ancora vivo in qualche modo. Dammi pure del nazista, del matto, dell’idiota. Non mi offendo. Ma ti fa bene leggermi. Se io fossi un VespaSantoroTravaglioCostanzo, parlerei per avere applausi. Ma io non ti dico quello che vuoi sentirti dire. Io ti dico quello che è. Quindi continua a lottare contro di me. Io non ti dirò mai nulla di tranquillizzante. Io non ho nulla da venderti.

    30. Una risposta veloce perchè sono di corsa:
      @Antonio – quel che non riesco a digerire del tuo discorso è la soluzione che tu proponi perchè se è vero che da un lato tu non demonizzi i burattini, non offri una vera “redenzione” per essi. Mi spiego meglio riprendendo quel che già dissi, con il rischio di divenire ripetitivo, scusate: servirebbe volontà comunicare all’altro (burattino) le motivazioni che ci spingono ad amare UN lato della musica rispetto all’altro, senza fare i maestri, ma per la sola urgenza che sentiamo dentro di noi di narrare l’aspetto a nostro avviso più alto dell’arte musicale.
      Credo sia l’unico modo per “combattere” onestamente (e realmente) la produzione massificata di popolar music. E ben sapendo d’essere in fondo dei Don Chisciotte, ma lo si fa perché se lo si sente dentro; una sorta di moto artistico.
      @conny – gli unici cerchi rituali a cui ho assistito e assisto tuttora sono le serate passate in compagnia di amici, seduti in cerchio, a ridere e cantare con una chitarra in mano e il riscaldamento pre-spettacolo (soprattutto nelle compagnie amatoriali cioè nelle compagini teatrali dove il “senso di gruppo” è fondamentale e fondante, hai ragione Marco), nel quale spesso di si tiene per mano, ci si scalda la voce (e il cuore), ci si abbraccia, ci si sussurra “merda” a vicenda, ci si avvicina come uomini pronti a donare quel poco che si ha.

      yours

      MAURO

      PS: commenti bellissimi, grazie a tutti.

    Leave a Reply

    Fill in your details below or click an icon to log in:

    WordPress.com Logo

    You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

    Twitter picture

    You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

    Facebook photo

    You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

    Google+ photo

    You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

    Connecting to %s