Il caso Allevi

proprietà di ilsole24ore.com
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Una segnalazione di Federico C. mi fa riflettere su questa faccenda per la quale avevo deciso di non perdere tempo.

Non perchè sia una questione irrilevante, anzi, è tragica e manifesta di uno sfacelo culturale-musicale puramente italiano, come si evince da un articolo su ilsole24ore.com e dall’accesa critica di Uto Ughi al pianista marchigiano su lastampa.it.

Mi fa riflettere la diversità di commenti e giudizi espressi, ma uno in particolare, riscontrato più volte nel web, mi fa rabbrividire.
In sintesi: <se non ti piace Allevi, non ascoltarlo, qual è il problema?>.
Un pò come dire <non ti piace quel programma TV? Cambia canale!>.
Già, chi afferma questa idiozia purtroppo non vede il problema, ma per me questo è il vero problema, grazie a questo tipo di mentalità stiamo precipitando miseramente.

Perchè si tenta un paragone tra Allevi e Einaudi?
Perchè invece non si parla di Stefano Bollani? O di Enrico Pieranunzi? E di tanti altri? Abbiamo dei veri talenti nostrani, e non parliamo solo di jazz, che sanno improvvisare e spaziare a campo aperto su qualsiasi genere, con una sensibilità fuori dal comune, e che non si autoproclamano profeti in grado di <gettare le basi di una nuova musica colta contemporanea>.

Personalmente non critico Allevi, non lo conosco, critico la facilità con cui da una banalità si crea un fenomeno mediatico senza precedenti, critico l’operato di chi cura l’immagine, le pubbliche relazioni e gli interessi discografici di un artista normale come tanti, autocelebrativo come pochi, di chi gli mette in mano una bacchetta e gli dice <dirigi!>. Bel messaggio! Complimentoni!!

Poi mi chiedo, è sempre facile prendere una posizione contrastante, criticare, formulare giudizi. Ma io, io che so di essere un genio in un certo ambito artistico-musicale, che so di possedere un enorme talento, io che so per certo che molti come me pensano la stessa cosa di loro stessi, noi in quanto tali non siamo ambiziosi? Non vorremmo forse avere la stessa visibilità? Non vorremmo che la nostra arte fosse conosciuta, trasmessa, divulgata?

Certo, ma forse per meriti e non per sola fortuna.

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11 thoughts on “Il caso Allevi”

  1. Be’ devo dire che in poche righe hai saputo dire quello che pensavo da tempo! Purtroppo siamo circondati da gente “ignorante” in materia musicale e spesso sono proprio loro i “grossi manager” che magari poco prima erano imprenditori in altri settori che si trovano a dover gestire il successo di musicisti senza saperne riconoscere il vero talento. Tempo fa mi capitò di incontrare un impresario che organizzò una stagione lirica all’estero senza sapere se in quell’opera (AIDA) ci fosse bisogno di un maestro del coro oppure no…… credo che gli intenditori inorridiranno a sentire queste parole….Ahimè purtroppo seppi tempo dopo che questo “signore” era un imprenditore nel settore dell’abbigliamento e si trovo per caso a dover manipolare dei soldi nel settore della lirica…..
    Che dire? Così va il mondo in questo momento, perchè non proviamo a cambiare qualcosa?

  2. Lo so, non sono tanto sveglio. Non ho capito il nocciolo della questione. Allevi. Di allevi ho ascoltato qualcosa spinto dall’entusiasmo di una mia cara amica. Di Allevi ricordo, più o meno, dall’ascolto dei suoi tre dischi solo il successo della pubblicità della BMW. Di allevi sulla rete (si veda il blog malvestite.net) circolano delle prese in giro argute e circostanziate.
    Il problema di Allevi è che a fronte dell’essere un musicista e compositore come tanti si ammanta da solo di prosopopea ridicola e autoincensante. Al di là del valore artistico su cui non sto a sindacare, è il personaggio che sconcerta. Il fatto è che se Allevi è un coglione, parla da coglione, ragiona da coglione, il successo commerciale lo porta a fare in modo che ci sia gente che in quella coglionaggine ci veda genialità.
    In fondo al mondo basta essere convinti. Se uno è convinto e convince gli altri di essere un genio, alla fine funziona. Funziona nella misura in cui c’è gente che manca un po’ di senso critico e si fida. Premia il musicista vanaglorioso e trascura magari il musicista molto più valido ma umile.
    Poi va a finire che gli Allevi finiscano a intraprendere iniziative più grandi di loro, con alle spalle una considerazione che magari non meritano. E grandi compositori invece continuano a lavorare senza rendersi ridicoli.
    Oppure gente come Bollani che secondo me, per quello che ne posso capire, è su di un altro livello e soprattutto ha l’umiltà di essere molto bravo e al contempo di rimanere umile, di nascondere con il cabaret e la simpatia il valore tecnico, di non prendersi sul serio. E d’altronde Bollani ha in fondo un seguito più maturo e consapevole.
    Il fenomeno Allevi a me non scandalizza. Al mondo servono tutti i mostri. Sono funzionali al loro compito. Se ci sono ragazzini che cercano in Allevi il nerd che si rivaluta nella vita suonando il piano ben venga. Lo spettacolo impone personaggi, che siano più o meno riusciti. Il personaggio di Allevi è quello del compositore illuminato che “spiega” la sua musica. A guardarlo da fuori è un pirla. Stesse zitto. Ma che male fa?
    Allevi non ruba posto a compositori e musicisti più bravi. Allevi occupa il posto che nello show business gli fanno occupare. E’ una pedina dello spettacolo e basta.
    Allevi funziona per quella sua totale mancanza di autoironia, di autocritica, di umiltà. Incarna il genio sregolato e fuori dagli schemi. Cosa che non è, ma è un personaggio. E basta.
    Non ci si deve scandalizzare perché il mercato della musica dà spazio allo scemo del villaggio. Il mercato è mercato.
    Sono forse fatalista e cinico. Ma resto dell’idea che nell’arte e nella vita non bisogna prendersi sul serio e bisogna guardare con occhio bonario anche alle cose che non hanno senso.
    Sopratutto nella musica che secondo me è una cosa che deve dare piacere. Non faccio musica per mestiere, e quindi forse non sono coinvolto in prima persona. E ho una valutazione così, da esterno.
    Ma Allevi ha i suoi piccoli fans. Forse che gli venga dato così ampio spazio sminuisce in qualche modo la musica come arte. Ma abbiamo grazie al cielo la facoltà di giudizio. Sappiamo che Allevi è il massimo che certa gente riesce a accettare come “musica colta”. Forse però può essere anche un inizio per conoscere altro. O magari un esempio “negativo” per capire come non deve essere un artista.
    Insomma. Il fenomeno Allevi è obiettivamente ridicolo, ma in fondo non credo faccia male. In Italia non si avrà mai un mercato della musica calibrato sul merito e sull’innovazione, sulla cultura. Non siamo in Germania o altrove. Da noi funziona la sensazione, il fenomeno da baraccone. Chi opera nella musica in Italia avrà sempre delusioni se fa ricerca e non è un fenomeno da baraccone. Ma è lo stato delle cose e non credo che ciò possa cambiare.
    Ma che la pubblicità su Allevi possa in qualche modo dare luce di riflesso a musicisti più validi e intelligenti magari…
    Mi scuso se ho detto cavolate e se sono andato lungo.
    Auguri.

  3. Per me non hai detto cavolate, però mi fanno riflettere due tue considerazioni:

    … A guardarlo da fuori è un pirla. Stesse zitto. Ma che male fa?…
    … Insomma. Il fenomeno Allevi è obiettivamente ridicolo, ma in fondo non credo faccia male…

    Fa male come messaggio recepito dagli adolescenti e dai giovani, che arriva da uno che afferma di non aver avuto assolutamente fortuna per la sua carriera, ma che è convinto di meritarsi il successo solo perchè si è dato molto da fare e ha tanto studiato (intervista con Servegnini). Siamo a questi livelli. Basta studiare e darsi da fare? Ma questo dove vive? Sa molto di offesa nei confronti di chi ha studiato magari molto più di lui e si è altrettanto battuto con caparbietà. Questo è il messaggio che arriva a una gioventù che chiede idoli o esempi da emulare.
    Buon anno anche a te.

  4. Dirigi?! Magari Marco, pare solo che gli abbiano detto: “moooviti!!!”

    Bah, la mia l’ho detta sul blog, ma è del tutto simile alla tua. E a chi parla di invidia (altro commento tipico in varie pagine web lette) dico solo che probabilmente non ha inteso a fondo il problema, o non ha intenzione di intenderlo…

    yours

    MAURO

  5. Fatalità stavo navigando sulle pagine di Flickr dove le ragazzine di 18 anni si fanno le foto in pose soft-porno (eh, vabbè, curiosità accademica). In una di queste foto la ragazzina schiacciava per finta col tacco 12 il disco di Allevi. Molti commenti alla foto. E’ un genio. Sì è un genio ma mi fa troppo commuovere, per questo lo shiaccio. Allevi è un genio per tutti.
    Certo, si parla di menti il cui massimo di cognizione è quello di farsi le foto con le tette mezze fuori. E si tratta comunque di elite rispetto alla media, ragazzine che sanno usare il computer e la macchina fotografica. Tante non arrivano nemmeno fino a lì.
    E per questa gente l’autoproclamato genio Allevi è un vero genio.
    Forse questo successo fra i minus habens può far soffrire altri artisti. Ma bisogna mettersi l’animo in pace.
    Il successo che arride ad Allevi non arriderebbe ad altri artisti se non ci fosse Allevi.
    Non porta via niente agli altri. Mette in ridicolo la “musica” ma solo agli occhi degli addetti ai lavori. E’ ridicolo anche dal punto di vista umano e delle dichiarazioni. Ma non è un prodotto musicale, è un prodotto del mercato, e infatti il successo di Allevi viene dalla Pubblicità. Per il suo mercato di riferimento è giusto.
    Dà un messaggio erroneo ai giovani? Può darsi. Ma è anche vero che i “giovani” che hanno un po’ di grano salis non cascano nella trappola. Gli altri, che cercano un genietto che suona le scale su e giù dicendo qualche castroneria trovano Allevi. Se non ci fosse Allevi troverebbero un altro fenomeno da baraccone.

  6. Comunque che sia un fenomeno di “scemo del villaggio” per allevi salta all’occhio senza dubbi solo per il fatto che si parla delle dichiarazioni di allevi e non si parla della musica di allevi.
    Quando di un artista si parla delle cazzate che dice e non parliamo del suo operato, che può essere + o – buono, vuol dire che il problema è altrove e non è nella musica.
    Comunque buon tutto e occhio in palestra!

  7. Allevi è bravo, ricordo quando uscì “promosso” da Jovanotti.
    Però è lontano anni luce dall’essere un genio, è un musicista che ha delle idee interessanti nell’ambito delle cose che fa e gradevoli e che -se proprio dobbiamo ostinarci ad utilizzare le etichette dei generi- fa Pop con il pianoforte, fine. La cosa sgradevole è difatti il caso che gli costruiscono intorno: certamente anche Uto Ughi ci ha messo del suo, ma data la caratura del personaggio forse ciò su cui davvero dovremmo riflettere è sul perchè un personaggio di spessore come Ughi senta di dover intervenire su una questione del genere. Il punto è che come giustamente hai sottolineato Marco non hanno invitato Bollani (a mio personalissimo avviso il vero genio pianistico e non di questo periodo, che sa mescolare anche improvvisando praticamente qualsiasi cosa, riuscendo ad alternare registri “seri” e faceti) o meglio ancora ad esempio Enauidi, che pure vive un successo commerciale del tutto paragonabile al suo.
    La cosa che mi spiace è che lui stesso non dimostra il minimo rammarico nè la minima umiltà: giustamente l’occasione gli viene offerta e la prende, ma sembra non rendersi conto di chi ha intorno. A me quello che più dispiace è che potrebbe fare musica fruibile e al tempo stesso di profilo più alto di quella che ascolta l’adolescente medio oggi in Italia, e invece che se ne renda conto o no non fa che avvalorare la tesi del pianista “genio” un po’ pazzoide, che però non fa mai cose realmente “difficili” da ascoltare, contribuendo quindi non tanto alla semplificazione e alla fruibilità quanto ad una generale banalizzazione del compositore.

  8. nemmeno farlo a posta su rai due stanno facendo ora una intervista adulante a Allevi che spara minchiate grandi come una casa… spara cazzata più grandi di lui.
    è senza vergogna.

  9. io mi sono permesso di ridicolizzarlo su youtube:

    e mi si sono scagliati addosso, sono senza parole, lo difendono pure nella loro profonda ignoranza. Tristezza.

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