copertina

A nuda voce

Comunicato

ANTIGONE EDIZIONI

A Nuda Voce. Vocalità, inconscio, sessualità

di Laura Pigozzi


Prefazione Giancarlo Ricci
pp. 234
Euro 16
in libreria

copertina2

Alcuni temi del libro:

La musica di una voce
La voce non mente
Il nutrimento sonoro della madre
La voce strutturante del padre
Le voci che risvegliano
La voce è femmina
Le Sirene: sapere e godimento
La voce-shofar
La sorpresa timbrica: il ”timbro blu”
Voci inanimate

ll libro esplora il mondo della voce umana e nasce dall’incontro tra due passioni dell’autrice: la psicoanalisi e il canto.
L’autrice, che si occupa di psicoanalisi, è anche cantante, insegnante di canto e formatrice vocale. In questa originale ricerca è così giunta, in modo naturale, a rivisitare in chiave psicanalitica la fisiologia del canto, del timbro, del ritmo, dell’intonazione e dell’improvvisazione, esplorando così il complesso rapporto tra la voce, il corpo e l’inconscio.

Presenta alcune suggestive riflessioni sulla prosodia della voce, le balbuzie, l’autismo e, di stretta attualità, il mito della “voce perfetta”.
Ogni voce ha una sua musicalità precisa che non mente anche quando le parole vorrebbero e che può catturare o allontanare l’altro.
E’ una delle molte osservazioni sulla musica nella voce che l’autrice ci propone in questo libro ricco di idee inedite su questo strumento, da tutti posseduto.
Pur  nella complessità degli argomenti trattati, il testo è godibile e “leggibile”, perché pensato per arrivare al cuore dei cantanti e di tutti quelli che usano artisticamente la propria voce, offrendo loro qualche strumento di consapevolezza in più sul loro meraviglioso strumento.
La voce è anche ciò che lega primariamente una madre al suo bambino ed è un nutrimento sonoro che – prima del latte – sedimenta in esiti diversi: innovativi sono gli spunti sulla relazione tra autismo e voce della madre presenti nel libro. Così come sulla balbuzie dove, invece, si vede come qualcosa possa non funzionare nella voce strutturante del padre.
Il testo propone anche una stretta parentela tra voce, godimento femminile ed estasi mistica, cogliendo nuove prospettive intorno alla voce delle Sirene per la quale Omero impiega tre termini greci molto differenti tra loro, e che illuminano la loro funzione di maestre di un sapere del femminile che non disdegna una quota di godimento.
Cantare è godere: si tratta di un godimento particolare, quello femminile, quello su cui gli uomini da sempre si interrogano e quello su cui, a volte, anche le donne hanno una percezione imprecisa. La sorprendente somiglianza morfologica tra le corde vocali (maschili e femminili) quali risultano alla telelaringoscopia, e le “labbra” del sesso femminile (che – come spesso le cantanti rilevano- molti liquidano con un sorrisetto imbarazzato) rende più seducente la tesi sostenuta dall’autrice che ci parla di una stretta parentela tra l’estasi del godimento femminile e una sorta di onda sonora interna prodotta dalla voce attraverso il corpo di chi canta.
L’autrice mette, inoltre, in evidenza le corrispondenze inconsce tra bocca e vagina e una certa qualità abissale che interessa tale godimento, così come il canto: l’orgasmo femminile, con il suo andamento concentrico ricorda la concentricità dell’onda sonora che si diffonde nel corpo di chi canta, mettendolo profondamente in vibrazione. Il famoso “cantar con l’utero” che le insegnanti spesso suggeriscono alle allieve, trova allora una base psichica e reale insieme.
La percezione interna, che fa sentire la voce come qualcosa di proprio e di unico, è molto simile a quella che ogni donna apprende ad avere dei propri organi sessuali.
L’autrice si sofferma, inoltre, su temi di ampio respiro: la vocalità e il corpo, la scena primaria acustica e il godimento, la pulsione invocante e la voce dell’Altro. Temi ritrovati nelle opere di scrittori (Pirandello, Hoffmann, Kafka, Eliot), pittori (Kandinskij, Munch), musicisti o cantanti (Billie Holiday, Demetrio Stratos, Chopin), registi (Cronenberg, Allen, Fonteyne).
Propone altresì una rilettura del rituale ebraico che impiega il suono dello shofar: la voce-shofar, ripresa in diversi luoghi del testo, è un suono che sta sul crinale della legge e dell’animalità.  Inoltre, lungo tutto il libro e sotto diverse angolazioni è articolata la questione della voce come “perdita”.
Nel capitolo finale, sulla voce e l’amore, la proposta di utilizzare l’espressione “timbro blu” in analogia alla “nota blu” di Chopin, quale segno della vertigine intima che ci cattura quando ascoltiamo la sorprendente voce di un Altro che ci chiama e ci tiene sospesi al desiderio.
°  °  °  °
LAURA PIGOZZI (www.pigozzi.info; www.laurapigozzi.com) vive e lavora a Milano. Fa parte del Movimento Psicanalitico Nodi Freudiani ed è vicepresidente del Forum Lou Salomé Donne Psicanaliste in Rete. Sulle connessioni tra psicoanalisi ed espressione vocale ha scritto numerosi saggi. E’ cantante e tiene corsi di formazione vocale per cantanti, insegnanti, attori.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s