Prima Materia: suono e non-suono

di Roberto Laneri

In verità, due sono gli universi su cui meditare: quello del suono e quello del non-suono. Ebbene, il non-suono si raggiunge solo attraverso il suono… (dalle Upanisad, t.d.a.)

Non so se e in qual misura il non-suono sia stato raggiunto dai membri del gruppo, sia presi singolarmente sia in quanto PRIMA MATERIA, so soltanto che la richiesta (del resto prevedibile) di scrivere qualcosa in questa occasione è stata veramente faticosa da portare a termine. La sensazione prevalente, ogni volta che cercavo degli argomenti, era di un vuoto totale che da una parte mi induceva ottimisticamente a credere di aver raggiunto la cessazione del dialogo mentale (il non-suono), dall’altra mi ricordava una scadenza, sgradevole come tutte le scadenze. Mi sono chiesto il perché di questa difficoltà, e la conclusione è stata che, come mi disse uno spettatore dopo un concerto al Metamusik Festival di Berlino “it’s not easy to sing the PRIMA MATERIA”…Be’, non solo non è facile cantarla, non è facile nemmeno parlarne, e forse non lo è mai stato, almeno a giudicare dalle definizioni che si danno della PRIMA MATERIA nei trattati e nei dizionari di pasicologia analitica:

Elemento primordiale, radix ipsius, caos primigenio, inconscio collettivo, principio dell’Eros, sostanza psichica sconosciuta, viaggio notturno per mare, diminuzione della coscienza, abaissement du niveau mental…

Adesso, una trentina di anni dopo e con l’esperienza di un libro sul canto armonico e di numerosi concerti, da solo o in compagnia, che del canto armonico usano le tecniche, posso dire che veramente la musica di PRIMA MATERIA sfida ogni descrizione, nel senso che chiunque che non l’abbia mai sentita la immaginerebbe secondo criteri probabilmente molto personali. Ciò perché essa era il risultato di un modo di fare musica completamente diverso da quelli della musica occidentale (e di gran parte del resto del mondo): in effetti veramente attraverso questa dimensione avevamo in vari modi un’esperienza di Ur-Klang (suono primordiale), di atemporalità, di trance.

Per cui forse, oggi come allora, uno dei modi possibili di ascoltare la PRIMA MATERIA non è tanto in quanto musica, quanto nelle infinite e soggettive risonanze, udibili e non udibili, che essa ci suscita. In definitiva, uno dei (potenzialmente) infiniti modi di praticare il canto armonico è di seguire la strada del suono come autorealizzazione. Ché se poi mi si chiedesse come si fa a riconoscere la via della propria realizzazione, risponderei che è quella che fa più ridere, nel senso che apporta più gioia.

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