Parallelismo

L’obiettivo del compositore
Lezione 21 di Alessandro Baricco, al suo esordio alla regia.
Splendido, per me.
La Nona Sinfonia, il “presunto” capolavoro beethoveniano, era probabilmente già all’epoca considerata musica vecchia e noiosa, pur se geniale.
Collocare l’artista nel suo tempo.

from movieplayer.it
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Il compositore attuale cosa ricerca, che linguaggio utilizza, in funzione di che?
Tempo fa scrissi dei lavori orchestrali, sinfonie (ancora da terminare, se mai lo farò), un concerto per piano e orchestra, qualche messa per coro e orchestra, un requiem, dei brani per orchestra giovanile, e molto altro …
Secondo me geniali, come chiunque credo ritenga geniale la propria arte, poi sarà la massa – a cui aggiungerei un pizzico di fortuna ed eventualmente una buona dose di paraculismo – a deciderne la sorte.
In seguito mi posi dei quesiti, il perchè li avessi scritti, per me stesso o per un eventuale pubblico, e perchè avessi utilizzato un certo tipo di linguaggio e di idea. Già il fatto di utilizzare strutture classiche come sinfonia, concerto per …, messa, requiem, mi fece capire di essere ancora ancorato a concezioni patetiche e vecchie (è una mia opinione) di ciò che intendevo per struttura formale.
Sfido chiunque a dichiararsi disinteressato a un riconoscimento qualitativo della propria arte da parte dei fruitori, e non so se questa sia ambizione o altro, probabilmente è un modo per dire ci sono, questo sono io, il mio modus, la mia firma, la mia traccia.

Per Beethoven la creazione della Nona Sinfonia rappresentava forse una sfida col pubblico, dopo anni di silenzio, e secondo l’ipotesi di Baricco fu accolta e percepita dal pubblico come qualcosa di geniale ma vecchio, sorpassato.
Ma poi arriva (parte finale del film di Baricco) un estratto dal III movimento del Quartetto per archi op. 132, un Molto adagio-Andante scritto dopo una malattia che credeva lo portasse alla morte. Parallelo sublime.
Qual è il capolavoro?

Ogni tanto spuntano dei lavori orchestrali di qualche giovane compositore. Il problema non è discutere sulla qualità, ma sulla motivazione. Si può ancora scrivere musica ricalcando stilemi cari a compositori di secoli o decenni passati, e tra tanti tentativi potrebbe uscire ancora qualcosa di geniale. Ma sempre vecchio, andato, che rimanda a qualcosa di già sentito, e mi chiedo se abbiamo bisogno ancora di questo.

Esprimere la propria arte perchè poi rimanga in un cassetto
Iniziai a scrivere il Concerto per Piano e Orchestra quando nacque il mio bimbo, senza pormi problemi di possibili esecuzioni o giudizi futuri.
Una cosa tra me e lui, per noi.
E iniziai la Sinfonia Terribile in un periodo in cui non sapevo se mi sarei più svegliato alla mattina di ogni giorno seguente. Una cosa tra me e me, e per me.
Parallelamente iniziai dei lavori elettroacustico-vocali, stesse motivazioni e finalità di cui sopra.
Ho incontrato vari personaggi conosciuti in ambito internazionale grazie a proposte artistiche che potremmo definire ardite, al confine tra musica e rumore, tra sperimentazione e apparente non-sense. Molti mi hanno confessato di possedere un proprio cassetto pieno di splendidi lavori tradizionali, ma obsoleti in quanto tali, e grazie ai quali mai avrebbero ottenuto la fama attuale.

Credi in ciò che fai – fai ciò in cui credi
Talmente retorico da far schifo.
Vecchio assioma, antico, in cui molti hanno perso la fede?

2 thoughts on “Parallelismo”

  1. Il film devo ancora vederlo, e grazie di avermelo ricordato.
    Mi fai venire in mente la questione sempre delicata dell’espressione e dell’arte: anche i ragazzini che scarabocchiano sui muri -direbbe qualcuno- si esprimono, ma di certo non fanno arte, pur facendola qualche writer anonimo ma dotatissimo di una innata o domata capacità di articolare un linguaggio grafico.
    Io penso che i vincoli aiutino l’arte, e che quindi scegliere di esprimersi utilizzando un codice tradizionale possa essere stimolante e molto efficace per lasciare libera la sostanza emotiva, troppo spesso troppo libera e difficile da capire nella sperimentazione pura. Il problema è che molti scambiano la scelta di un codice ben consolidato con il media stesso. Come se un pittore amante di arte sacra ritenesse che dipingere figure umane prive di aureola è segnale di una gestione approssimativa della materia.
    Io credo che una cosa importante potrebbe essere lo sviluppo di sistemi appropriati di trascrizione, in modo che chi sente realmente – e non per fare scena – di fare cose sperimentali possa “giustificarle”: so che è un termine sgradevole, ma credo poi in qualunque arte la necessità è sempre quella di mostrarsi consapevoli, ed è ovviamente tanto più facile quanto si fa uso di codici già noti… quindi se si vogliono creare nuovi codici non sarebbe male riuscire a dare ad essi pari dignità dei vecchi, o almeno provarci.
    Beh faccele sentire le tue sinfonie no?🙂

  2. Non so in che misura i vincoli aiutino l’arte, e poi se l’artista crea per se stesso poco gli importa che la sua arte venga compresa. E’ l’errore in cui è caduta ad esempio la popular music. Prima si vede cosa richiede il mercato e si compone una puttanata che venda.

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