Pressioni sottoglottiche

L’elevata pressione sottoglottica può essere considerata veramente deleteria se associata ad emissione in registro modale (pieno) con tempo di contatto delle pieghe vocali superiore al 50% e posizione elevata della laringe.

Questo in realtà è ciò che dovrebbe contraddistinguere l’emissione in belting, tipica ad es. dei cantanti di musical, dove si ha un aumento d’intensità del F1 sulle vocali aperte, e considerata deleteria, anche se so essere parte della tecnica Voicecraft, probabilmente con i dovuti accorgimenti e variazioni.

Le pressioni sottoglottiche influenzano:

  • la vibrazione delle CV per effetto Bernoulli
  • il timbro vocale, che viene determinato sicuramente dal filtraggio del vocal tract, ma anche dalla modalità di vibrazione delle CV, regolata dalle pressioni sottoglottiche e dai muscoli laringei
  • l’intensità
  • la portanza
  • indirettamente la Fo (freq. fondamentale), controllata dai muscoli laringei, che aumentando o diminuendo la lunghezza e la tensione delle CV e quindi variando la superficie della glottide (spazio tra le CV) influiranno appunto sulla pressione sottostante
  • l’emissione in falsetto, dove sembra che i muscoli cricotiroideo e tiroaritenoideo non siano più sufficienti a controllare la Fo
  • i tempi di contatto delle CV
  • la possibilità di emettere medesime frequenze con registri differenti

A questo punto risulta retoricamente evidente come il controllo della pressione sottoglottica sia fondamentale e necessario per la produzione vocale, e come esso sia in relazione al controllo diaframmatico. Infatti l’eccessiva e non controllata pressione sottoglottica dovuta ad uno scarso controllo diaframmatico può comportare un altissimo rischio patologico nonchè affaticamento vocale, del tipo

spingi giù e fuori il diaframma

che può favorire l’essere calante ed un vibrato ampio ed eccessivo (in ogni caso innatutale), ma anche del tipo

spingi in dentro e verso l’alto il diaframma

che al contrario può comportare una presunta compensativa chiusura della gola, intonazione crescente e vibrato caprile (anch’esso innaturale).

Anche la percezione di suono in maschera sembra sia correlata alla pressione fonatoria. Secondo l’americano Ingo Titze tale sensazione vibratoria, perchè come già spiegato questo è e nulla di più, diviene “udibile” sia dall’emettitore sia dall’ascoltatore in quanto non vera risonanza (appunto), ma conversione in suono vocale a causa dell’aumento della forza inerziale dell’energia aerea nella laringe con conseguente diminuzione della pressione fonatoria.

3 thoughts on “Pressioni sottoglottiche”

  1. Hai voglia!
    Ma è anche un giusto equilibrio (teoria dell’uovo) che ci permette di emettere suoni giusti.
    Il problema è definire quando un suono è giusto, emesso correttamente; credo che al di là di convinzioni o giudizi che mai potranno essere assolutisticamente obiettivi, possiamo solo basarci sul riscontro igienico-vocale, ovvero un suono è emesso correttamente in assenza di malmenage o surmenage…no, no, preferisco incollare qualcosa che ho già scritto tempo fa:

    Come già detto, quando si possiede una totale padronanza tecnica e totale consapevolezza di ciò che si sta facendo, si può cantare tranquillamente entro la propria estensione: non dimentichiamoci la differenza tra estensione e range vocale e che non è il genere cha fà il cantante, ma il cantante che in base alle proprie attitudini, esperienze, doti e caratteristiche sceglie il genere.

    per range vocale si intende tutto ciò che è compreso tra le frequenze estreme “grezze” che l’apparato fonatorio riesce a produrre, sibili, brontolii etc

    per estensione vocale invece tutto ciò che è emesso con pulizia, con le formanti ben controllate, senza sforzo e affaticamento dell’apparato eccessivi (e quindi l’intervallo producibile è più “piccolo” rispetto al range)

    ergo nessuno si può far male cantando entro i limiti della propria estensione, dati per scontati i citati pre requisiti

    chiunque si fa molto male cantando attorno ai limiti del proprio range vocale

    ovviamente sia il range sia l’estensione non sono identificabili nei generi musicali se non molto sommariamente, ma rimangono aspetti vocali puramente soggettivi

    Il modo di cantare correttamente è uno solo.
    Da qui nascono mille palliativi per il raggiungimento degli obiettivi più vari, dall’acuto al rinforzo degli armonici, dall’utilizzo della respirazione diaframmatica piuttosto che mista, etc
    anni fa uscì un interessante libro di Nanda Mari dal titolo se non ricordo male “Canto e voce-difetti causati da un errato studio del canto” nel quale non si spiega come cantare, ma cosa evitare e cosa “non fare” per cantare correttamente.

    distinguiamo subito EFFICIENZA vocale da EFFICACIA vocale

    una voce EFFICIENTE prevede il totale controllo fisiologico di tutto l’apparato per raggiungere in modo ADEGUATO lo scopo, es. parlare un’ora in una grande sala senza ampl, cantare lirica in un palco cercando di far “correre” la voce, essere intellegibili, etc = corretta gestione del meccanismo di fonazione

    una voce risulta EFFICACE quando l’apparato si adopera per raggiungere lo scopo. In QUALSIASI modo = mancanza di coordinamenti pneumofonici (rapporto aria/voce) con conseguente danno

    quando per qualsiasi motivo viene a mancare l’EFFICIENZA si passa all’EFFICACIA con conseguenti comportamenti abusivi, che possono essere:

    postura scorretta = spalle inarcate, mento basso, collo in avanti e mento alto = problemi respiratori e tensione laringea

    vocalità ingolata = Frequenza Fondamentale (F°) bassa = articolazione imprecisa

    scoordinamento pneumofonico = inspirazione inadeguata rispetto alla lunghezza della frase da pronunciare o cantare = intensità inadeguata

    attacchi forzati e colpi di glottide

    ipoarticolazione = denti stretti = sforzo della lingua, voce ingolata

    alterazione della F° = rigidità e tensione del tratto vocale

    monopitch e monoloudness

    l’emissione corretta della voce è data quindi da una serie di comportamenti generali, evitando quelli sopra citati, in rapporto tra essi secondo un ordine ben preciso:

    respirazione costo-diaframmatica (non inversa nè sterno-costale, che sono spesso accompagnate a disfonie ipercinetiche, bronchiti croniche e stati ansiosi e portano a tensione a carico dei muscoli del collo)

    fonazione = attacco vocale morbido evitando di emettere suoni ai limiti del range vocale

    ricerca delle risonanze ottimali mediante il bilanciamento d’uso del vocal tract

    In ambito curativo esistono delle condotte terapeutiche ed accorgimenti non lasciati esclusivamente all’intuizione del foniatra o logopedista, ma empirici e determinati da anni di studio e sperimentazione ai quali non si scappa.
    Se ho ottenuto un certo effetto negativo, posso risalire sicuramente alla causa, che è una (o più ma simili per tipologia) e non altre.

    Quindi cantare correttamente significa soddisfare alcune, anzi non poche norme di igiene e prevenzione, ed avere piena conoscenza dell’apparato fonatorio e piena consapevolezza dei propri limiti e di ciò che si sta facendo, ma secondo me cosa non meno importante EVITARE di trovarsi in situazioni di abuso.

    La gestione CORRETTA di una società, di una squadra di calcio, di un’auto, di quello che vuoi, è una, unica. Per ottenere ciò utilizzi vari mezzi e ti poni dei sotto-obiettivi, tutto dipende dal loro rapporto e dalla tua capacità nel controllarlo.

  2. Sai che mi e’ stato detto anche dal maestro che mi sta seguendo…?
    non cosi’ specificamente…ovviamente!(qui c’e’ da studiare!)
    Credo che uno dei primi a dire cio’ in ambito canoro fu Seth Riggs.
    Pensa che la mia Logopedista mi disse di avere in cura una persona che uso lo speech level che nel cantato non ha alcun tipo di problema mentre quello che lo rovina e’ il parlato!…

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