diapason 432 Hz

Da qualche anno si legge in rete di questa Rivoluzione Omega. A prescindere che non condivido molto il termine rivoluzione, devo dire che condivido pienamente l’obiettivo di riportare (leggi qui) il diapason a 432 Hz.

rivoluzione_omega

La Rivoluzione Omega parte da osservazioni di tale Ananda Bosman, riunite in seguito in un testo che troviamo tradotto in italiano … Continue reading “diapason 432 Hz”

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Il disegno di legge per il La di Verdi

SENATO DELLA REPUBBLICA

X LEGISLATURA

N. 1218

DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei senatori BOGGIO, MEZZAPESA, CAPPELLI e AZZARA’

 

Comunicato alla presidenza il 20 luglio 1988

Normalizzazione dell’intonazione di base degli strumenti musicali

ONOREVOLI SENATORI – E’ giunto il momento di trovare una soluzione duratura alla continua incertezza e variabilità nell’intonazione di base degli strumenti musicali, che si è rivelata dannosa e pericolosa non soltanto per le voci dei cantanti, ma anche per il nostro patrimonio organologico, ed in particolare per gli antichi strumenti ad arco ed a tastiera (violini, viole, violoncelli, nonché organi e fortepiani costruiti per un’accordatura non superiore ad un La(3) tra i 427 e i 435 cicli al secondo). La “corsa all’acuto” a cui assistiamo da decenni, giustificata da taluni come espressione di libertà artistica, rischia di rendere impossibile la giusta interpretazione di capolavori come le sinfonie di Mozart, Haydn e Beethoven e potrebbe, stando alla testimonianza di famosi artisti lirici e direttori d’orchestra, portarci ad una situazione in cui tra qualche anno sarà sempre più difficile mettere in scena numerose opere liriche, per la mancanza di voci adatte al repertorio.
La causa di questa situazione sta nella “libera fluttuazione del La”.
Nel 1884 il Governo dell’epoca emise un decreto per la normalizzazione del diapason ad un La(3) di 432 vibrazioni, che era stato richiesto da Giuseppe Verdi e dai musicisti italiani riuniti a congresso a Milano nel 1881. Il decreto è conservato al Conservatorio G. Verdi di Milano.
In una lettera alla commissione musicale del Governo, riportata dal decreto del 1884, Giuseppe Verdi scrisse:
“Fin da quando venne adottato in Francia il diapason normale, io consigliai venisse seguito l’esempio anche da noi; e domandai formalmente alle orchestre di diverse città d’Italia, fra le altre a quella della Scala, di abbassare il corista uniformandosi al normale francese. Se la Commissione musicale istituita dal nostro Governo crede, per esigenze matematiche, di ridurre le 435 vibrazioni del corista francese in 432, la differenza è così piccola, quasi impercettibile all’orecchio, ch’io aderisco di buon grado.
Sarebbe grave, gravissimo errore adottare, come viene da Roma proposto, un diapason di 450. Io pure sono d’opinione con lei che l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità ed al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto.

Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome La a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un Si bemolle a Roma?”

Il “diapason normale” (La=435) a cui si riferisce Verdi è quello conservato al Museo del Conservatorio nazionale di Parigi, mentre il cosiddetto “diapason scientifico”, a cui si riferisce il decreto e che fu approvato all’unanimità al congresso dei musicisti italiani del 1881, è quello proposto dai fisici Sauveur, Meerens, Savart, e dagli scienziati italiani Montanelli e Grassi Landi e calcolato su un Do centrale (indice 3) di 256 cicli al secondo. E’ importante sottolineare che la corsa all’acuto iniziò invece con l’adozione unilaterale di un La più alto (440 cicli) da parte delle bande militari russe ed austriache ai tempi di Wagner, e che tale diapason, pur non avendo alcuna giustificazione scientifica o basata sulle leggi delle voce umana, fu in seguito accettato per convenzione a Londra, nel 1939.
Ai presentatori di questo disegno di legge è sembrato opportuno preferire alla proposta dell’unificazione del diapason a 440 Hertz (per qualcuno si tratta d’un ripensamento), che trova oggi autorevolissimi sostenitori, quella accettata e poi sostenuta da Verdi (432 Hertz) che è ottimale per la voce umana e per gli strumenti di liuteria.
L’articolato della presente proposta di legge è tratto, in larga misura, salvo l’altezza fissata a 432 vibrazioni, dal disegno di legge n. 296 della IX legislatura a firma dei senatori Mascagni, Ulianich, Boggio, Panigazzi, Ferrara Salute e Parrino (il disegno di legge n. 296 proponeva 440 Hertz). Gli obblighi che il presente disegno di legge pone dovranno essere regolamentati entro il termine di un anno dal Ministero della pubblica istruzione, di concerto con il Ministero del turismo e dello spettacolo. Tale regolamento è previsto dall’articolo 2 a maglie molto larghe, per esigenza di ricerca ed artistiche, talché tranne che per brani di musica vocale e spettacoli lirici sarà molto facile esercitare la possibilità di deroga.

Il diapason Verdi non è un dogma, come non lo è la necessità di normalizzare l’intonazione di base degli strumenti musicali, ma è opportuno che il Parlamento raggiunga, per le ragioni anzidette, l’accordo su una disciplina della fluttuazione del La.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

1. Il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota La(3), la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 432 Hertz (Hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi.

Art. 2.

1. E’ fatto obbligo agli istituti di istruzione musicale, alle istituzioni e organizzazioni, comunque sovvenzionate dallo Stato o da enti pubblici, che gestiscono o utilizzano orchestre o altri complessi strumentali, e all’ente concessionario del servizio pubblico radiotelevisivo di adottare stabilmente come suono di riferimento per l’intonazione la nota La(3) di cui all’articolo 1. Deroghe sono consentite per esigenze di ricerca ed artistiche, tranne che per brani di musica vocale e spettacoli lirici.

Art. 3.

1. Per ottemperare a quanto disposto dai precedenti articoli è fatto obbligo di utilizzare per l’intonazione strumenti di riferimento pratico (diapason a forchetta, regoli metallici, piastre, generatori elettronici, eccetera) tarati alla frequenza di 432 Hertz e dotati di relativo marchio di garanzia, indicante la frequenza prescritta. E’ ammessa la tolleranza, in più o in meno, non superiore a 0,5 Hertz.

Art. 4.

1. I contributi dello Stato o degli enti pubblici sono condizionati anche alla comprovata osservanza delle norme contenute nella presente legge.

Art. 5.

1. L’utilizzazione di strumenti di riferimento non conformi alla norma di cui all’articolo 3 è punita con l’ammenda per ogni esemplare da lire 100.000 a lire 1.000.000.

Art. 6.

1. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione saranno indicati gli istituti specializzati autorizzati a fornire la frequenza campione per la taratura degli strumenti di riferimento e ad esercitare funzioni di controllo.

Art. 7.

1. Il Ministero della pubblica istruzione, di concerto con il Ministero del turismo e dello spettacolo, provvede entro il termine di un anno ad emanare il regolamento di attuazione della presente legge.

Art. 8.

1. Sono abrogate tutte le precedenti disposizioni di legge in merito.
_________________
DDL 1218/001-VI

metronomo e diapason online

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Idea carina, non so quanto utile.

Emusicinstitute, produttrice di metronomi, ha realizzato questa free version. Tre diverse skin, range 40/208 e niente fronzoli inutili.

Si clicca direttamente sui pallini gialli corrispondenti alla frequenza impulsiva desiderata.

Prevede anche un generatore audio fissato a 440 Hz.

Personalmente ho sempre usato diapason meccanici, e mi ha stupito la differenza acustica tra le due versioni.

Il diapason meccanico emette una frequenza di 440 Hz di semplice forma sinusoidale.

Nato agli inizi del ‘700, sembra che il primo a utilizzarlo fosse stato Haendel, e solamente algli inizi dell’800 venne impiegato per l’accordatura degli strumenti.

 

 

 

Questa è una rappresentazione sommaria di ciò che dovrebbe succedere durante la vibrazione:

Lo ascoltiamo qui.

Avete appena ascoltato il mio diapason. Avendo più di 25 anni di vita la sua frequenza è scesa da 440 a 438 Hz, probabilmente per deterioramento metallico.

 

Con un ascolto attento notiamo che il suono contiene anche uno zzinnnnn (circa 9560 Hz, ovvero vicino ma NON corrispondente al 22° armonico) della durata di qualche secondo, dato dall’impatto percussivo originario.

Questo è l’unico elemento <disturbatore> che percepiamo, in quanto ve ne sono altri a noi impercettibili, ma che contribuiscono a formare ciò che in effetti sentiamo:

  • una frequenza a 2792 Hz
  • una frequenza a 876 Hz, ovvero 438*2, ovvero esattamente l’ottava sopra

spettromecc1.png

Ora proviamo un esperimento acustico:

ascolterete in un unico file lo stesso diapason di prima accorciato e ripetuto più volte, prima nella sua integrità timbrica, poi privato dello ziinn, poi privato anche dei 2792 Hz e poi della seconda componente armonica, fino a rimanere con la fondamentale sinusoidale pura; subito dopo il procedimento inverso, man mano aggiungendo le componenti una a una.

Inutile dire che si necessita di buone cuffie.

Ecco il file audio in questione.

Ora eccovi solo le frequenze omesse, ovvero :

  • prima lo ziinnn a 9650 Hz (2 volte)
  • poi i 2792 Hz (2 volte)
  • quindi il 2° armonico a 876 Hz (2 volte)
  • poi la Fo (frequenza fondamentale o 1° componente armonico) a 438 Hz (2 volte)
  • per concludere con l’onda integra – la somma di tutto (1 volta)

Il diapason digitale emette invece questo suono (440 Hz), e lo spettro ne evidenzia la particolare sequenza degli armonici:

diapasondigitspettro.png

Da notare il buco tra i 4000 e i 7000 Hz, in ogni caso la sensazione timbrica ci viene fornita dai primi 9 armonici, come si può notare anche da quest’immagine:

diapasondigitanalisispettro.png

Nel seguente video che ho realizzato cerco di farvi “sentire”

  • prima tutte le frequenze da 7000 Hz in su, praticamente un sibilo sottilissimo e quasi inavvertibile,
  • poi distintamente i primi 6 armonici, dal più grave (440 Hz) al più acuto (2640)

Ovviamente gli armonici sono tutte onde sinusoidali, ed è sorprendente come il loro rapporto d’intensità contribuisca a mutare il timbro.