Pauline Oliveros – 2

Non trovo parole per definire quest’artista, anti-diva, regina dell’umiltà e della semplicità, dalla cui persona traspare una totale capacità d’apertura mentale all’ascolto, colei che secondo me più di ogni altro incarna ciò che rappresenta il nome di questo blog.

Qui un’intervista e qua parte del suo pensiero.

immagine da Wikipedia

Considerando il fatto che la fisa – della quale non ho mai apprezzato sia il timbro sia l’accostamento al genere popolare – riesco ad ascoltarla solo se “usata” da lei.

Eccovi questo brano di Pauline Oliveros, tratto da questa bella raccolta, Extended Voices, da Ubu Web.

Nulla di eccezionalmente nuovo, anche perchè trovo sia difficile evitare di riproporre stereotipi già vissuti e sperimentati. Però notevole.

Pauline Oliveros – Sound Patterns

 

Deep Listening – Pauline Oliveros

John Cage nel 1989:

Through Pauline Oliveros and Deep Listening I finally know
what harmony is….It’s about the pleasure of making music.

 

Dal suo sito:

…..
For me, Deep Listening is a lifetime practice. The more I listen the more I learn to listen. Deep Listening involves going below the surface of what is heard and also expanding to the whole field of sound whatever one’s usual focus might be. Such forms of listening are essential to the process of unlocking layer after layer of imagination, meaning, and memory down to the cellular level of human experience. Listening is the key to performance. Responses, whatever the discipline, that originate from Deep Listening are connected in resonance with being and inform the artist, art and audience in an effortless harmony.

Babies are the best Deep Listeners.

-Pauline Oliveros

Figura di spicco della musica elettronica americana dagli anni ’60, fu membro del San Francisco Tape Music Center, in seguito divenuto il Center for Contemporary Music – Mills College, con Morton Subotnick, Terry Riley, Steve Reich.
Fondò il Deep Listening Institute ed istituì il trio Deep Listening Band (eccovi un audio-excerpt tratto da Sanctuary), che amava registrare le proprie produzioni all’interno di enormi cisterne, cattedrali, …, formato da lei stessa (accordion + electronics), Stuart Dempster (trombones, didjeridu) e David Gamper (keyboards).

da oberlin

 

Devo dire che mi ha entusiasmato non poco.

Da http://www.musicclub.it:

È curioso che uno dei dischi migliori pubblicati nel 2000, alle soglie del terzo millennio e allorquando le nuove tecnologie e le nuove generazioni stanno prendendo il multinazionale sopravvento, si debba accreditare a una signorina che si appresta a spegnere settanta candeline! Tante sono le primavere sulle spalle di Pauline Oliveros, membro della storica Deep Listening Band e un’attività in continua evoluzione, con un presente più che mai roseo, non solo alla luce di quanto dimostrato in ‘Primordial Lift’, disco che la vede impegnata con fisarmonica, elettronica e voce, e al cui fianco troviamo l’ex Gastr Del Sol David Grubbs all’harmonium, il violinista elettrico Tony Conrad, la violoncellista Anne Bourne, la violoncellista elettrica Alexandria Gelencser e Scott Olson, impegnato a manipolare i suoni prodotti dagli altri per mezzo di un oscillatore a bassa frequenza. L’anima elettronica e quella acustica della Oliveros si incontrano e lanciano un monito per quello che potrebbe accadere se le frequenze di risonanza del globo terrestre dovessero passare dai 7.8 Hz ai 13 Hz. Considerando che nel 1994 eravamo a 8.6 Hz si prevede che attorno al 2010 dovremo raggiungere la soglia di 13 Hz e attenderci che il campo magnetico della Terra passi attraverso il punto zero, al che si potrebbe verificare un mutamento polare. I 14’ di ‘Primordial’ rappresentano il passaggio da 7.8 Hz a 13 Hz, mentre la mezz’ora di ‘Lift’ raffigura ciò che accadrà oltre i 13 Hz. Il sound è di una struggente e disarmante bellezza; elettronica minimale che, senza perdere fascino, subisce pochi impercettibili mutamenti nel primo pezzo e cresce inarrestabile nella seconda traccia, dove è più alto il pathos toccato dalla compositrice. Dire splendido è dire poco!

Qui una bella intervista con Piero Scaruffi.